Sabato Gen 28

La cena perfetta di Alessandro Scorsone

Il cliente va coccolato, talvolta guidato, hai il dovere di farlo sentire a proprio agio, protagonista della serata.

di Stefano Carboni

Nel variegato panorama della critica enogastronomia italiana, Alessandro Scorsone si distingue, oltre che per le grandi capacità tecniche e divulgative, per lo stile, la classe, l’eleganza e l’educazione che da sempre lo contraddistinguono.
Romano, ma con un aplomb molto british style, Alessandro ha sempre un sorriso e una parola gentile per tutti. Personaggio televisivo amatissimo, grazie alla sua collaborazione con la fortunata trasmissione “La Prove del Cuoco”, Alessandro vive la sua popolarità con assoluta serenità, facendo della cortesia una sorta di filosofia di vita. Ed è con lui che apriamo questa rubrica che vedrà come protagonisti i più importanti nomi della critica enogastronomia capitolina e nazionale.


Alessandro, da dove nasce il tuo amore per il vino e la cucina di qualità?
Credo di poter dire che si tratta di una passione innata. Cresciuta un poco alla volta ma che certamente ha trovato il suo momento topico alcuni anni fa. Per motivi professionali mi trovavo ad organizzare eventi a livello istituzionale per conto della Presidenza del Consiglio. Con Massimo D’Alema premier ci fu una decisa svolta nel considerare il grande patrimonio enogastronomico nazionale come un fondamentale biglietto da visita del made in Italy. Da lì iniziò, da parte mia, un approccio stretto e quasi passionale con il meglio della nostra produzione e con gli chef in grado di esprimere al top i valori della grande cucina italiana.

Qual è a tuo giudizio il livello della ristorazione romana?
Domanda difficile. Ritengo che nella Capitale ci siano molti locali in grado di regalare belle sorprese e ottime conferme. Il problema è che spesso il palato del pubblico non è particolarmente educato. E se la clientela si accontenta, spesso succede che anche il ristoratore finisce per non dare il meglio di sé. Diciamo che l’ideale sarebbe una crescita  parallela e progressiva delle due parti in causa.

Cosa dovrebbe fare un buon ristoratore? E cosa non dovrebbe mai permettersi?
Certamente non dovrebbe mai permettersi un atteggiamento sciatto e poco attento nei confronti della propria clientela. Il cliente va coccolato, talvolta guidato, hai il dovere di farlo sentire a proprio agio, protagonista della serata. Proporre delle chicche, dei prodotti particolari dovrebbe essere per il ristoratore un dovere. Ma senza esagerare. Il cliente va seguito, non sottoposto a una marcatura asfissiante.

E i clienti? Quali sono i loro diritti? E quali i loro doveri?
Il cliente ha il diritto di pretendere un servizio attento e una qualità dei prodotti e dei piatti che giustifichi il fatto che è uscito di casa e ha scelto quel locale nel quale, a fine cena, pagherà un conto. Ha il diritto di ritenere che, in qualche modo, verrà coccolato. Di sicuro ha il dovere di ricordare che si trova in un luogo pubblico e che quindi deve rispettare alcune norme di buona educazione e galateo. Niente gomiti sul tavolo, tono della voce moderatamente basso per non disturbare gli altri, banditi gli stuzzicadenti. Ma, soprattutto, il cliente deve sempre ricordare che si sta relazionando con persone che lavorano e che quindi vanno trattate con rispetto. Detesto coloro che, solo per il fatto che pagano, sono convinti di poter trattare il personale di servizio senza il necessario filtro della buona educazione.

E ora la domanda che dà il titolo alla nostra rubrica. Raccontaci la tua cena ideale. Il luogo, i piatti, i vini… e anche con chi.
Hmmm, bella domanda. Allora, partiamo da un presupposto. Io sono nato a Roma e amo profondamente la mia città. Perciò scelgo un posto che mi regali la sensazione di poterla quasi dominare, lasciandomi al contempo dominare da lei. Direi quindi la Pergola, posto perfetto per la posizione ma anche  per la professionalità che contraddistingue il servizio, per l’altissimo livello della proposta. Per i piatti, lascio la scelta al grande Maestro Beck, a patto che il filo conduttore sia quello di una cucina e di prodotti italiani. E nazionali dovrebbero essere anche i vini tra i quali vorrei non mancasse un Cuvèe Annamaria Clementi del  2001, un Sauvignon Ronco delle Mele di Venica & Venica, un Chianti Rufina Riserva Selva Piana Vigneto Bucerchiale, un Picolit di Ronchi di Cialla. Quanto al con chi dividere questa splendida esperienza… bè, direi certamente con una donna ancora tutta da conquistare.